Un blocco sociale per il post-liberismo, la recensione del manifesto

il manifesto 2013.05.08 – 11 CULTURA
Un blocco sociale per il post-liberismo
di ANGELO MASTRANDREA
Il «soggetto» della trasformazione esiste, l’obiettivo è renderlo egemone nella società
Nella mucillagine cui è stata ridotta la società italiana da un ventennio di egemonia neoliberista in salsa berlusconiana e da una decrescita infelice che distrugge certezze e fiacca resistenze, per vedere all’orizzonte il soggetto di una possibile trasformazione bisogna abbandonare gli schemi novecenteschi. Il lavoro salariato non costituisce più un’identità di massa, i partiti politici sono ridotti da tempo a scatole vuote e le identità illusorie costruite dal neoliberismo non perdono la loro egemonia sulla società. La situazione in cui ci troviamo è il punto di arrivo di una deriva cominciata con il boom economico del dopoguerra, lucidamente denunciata da Pier Paolo Pasolini fin dagli esordi, quando l’ideologia dell’individualismo proprietario e dell’edonismo consumista, in buona sostanza l’americanizzazione della società, andava modellando un blocco sociale che sostituiva nuovi valori, legati al mercato, a quelli vecchi, sanfedisti e clericali.
Produrre analisi e contenuti utili a cementare un blocco sociale alternativo a quello denunciato da Pasolini e a costruirne una narrazione potenzialmente egemonica è l’obiettivo dichiarato di Giulio Marcon e Mario Pianta, che hanno riassunto in un libro un lavoro pluriennale di analisi e proposte per uscire “da sinistra” dalla crisi: Sbilanciamo l’economia (Laterza, pagg. 188, euro 12). I due autori affrontano questioni politiche decisive: la crisi degli Stati e l’Europa, la democrazia ridotta a tecnicismo e populismo, la profonda recessione economica, i movimenti sociali e la loro difficoltà di andare oltre l’indignazione. Continua a leggere

Letta l’europeo

Letta l’europeo

di Mario Pianta

Merkel, Hollande, il segretario Ocse Angel Gurria, il capo del governo belga Elio Di Rupo, i leader della Ue – Barroso e Van Rompuy – ora il leader spagnolo Rajoy. Appena avuta la fiducia, Enrico Letta si è precipitato in un vortice di vertici, sotto una pioggia di numeri non buoni. Prima il Rapporto Ocse sull’Italia ha dipinto di nero il 2013, poi la Bce ha misurato l’inefficacia della sua politica, riducendo ancora i tassi d’interesse allo 0,5% (con un’inflazione all’1,2%), ieri la Ue fotografava l’Italia del 2013: debito al 131,4% del Pil, deficit al 2,9%, recessione a -1,3%, disoccupazione verso il 12%. Nel frattempo Washington si tingeva di rosa: 165 mila nuovi posti di lavoro in aprile, disoccupazione scesa al 7,5%, Wall street a un nuovo record, il dollaro in rialzo. Servono ancora altre prove che l’austerità (in Europa) produce depressione e che la politica espansiva (negli Stati Uniti) accelera la ripresa? Continua a leggere

Europe’s austerity, the beginning of the end?

Europe’s austerity, the beginning of the end?
by Mario Pianta 
Europe is increasingly unpopular, the recession hits the euro area and Angela Merkel is now facing a new populist party. So Brussels eases up austerity and opens up to a timid change of season.

The first news comes from Eurobarometer: in November 2012 the percentage of those who tend “not to trust” Europe is 56% in France, 59% in Germany, 69% in the UK, 53% in Italy – almost doubled compared to 2007, and three times higher in Spain where it reaches 72%. The second news come from the IMF: in 2013 the euro area will be in recession: minus 0,3%, after a fall that in 2012 was twice as much. Continua a leggere

Europa, un timido cambio di stagione

Europa, un timido cambio di stagione
di Mario Pianta
L’Europa è sempre più impopolare, la recessione colpisce l’area euro e Angela Merkel ha di fronte un nuovo partito populista. Così Bruxelles allenta l’austerità e apre a un timido cambio di stagione
La prima notizia viene da Eurobarometro: nel novembre 2012 la percentuale di chi tende a non avere fiducia nell’Europa è al 56% in Francia, al 59% in Germania, al 69% in Gran Bretagna; è al 53% in Italia, quasi raddoppiata rispetto al 2007, più che triplicata in Spagna dove arriva al 72%. La seconda viene dal Fondo monetario: nel 2013 l’area euro sarà in recessione: meno 0,3%, dopo un calo che nel 2012 è stato doppio. Mentre gli occhi sono puntati sulla politica italiana, la terza notizia viene da Berlino: alle elezioni ci sarà una nuova forza politica, Alternative für Deutschland, populista e anti-europea, che vuole il ritorno alle monete nazionali. Potrebbe non superare la soglia del 5%, ma toglierà consensi alla coalizione di governo e mette Angela Merkel di fronte alla prospettiva di perdere più voti con l’attuale ortodossia sull’austerità – che ora colpisce anche l’economia tedesca –, piuttosto che con un’attenuazione dei tagli di spesa. Continua a leggere

The youngest face of Italy’s old politics

The youngest face of Italy’s old politics.
Enrico Letta and the next government in Rome
by Mario Pianta
Rome, 24 April 2013

Enrico Letta (age 46) is the youngest face of Italy’s old politics. A centrist within the Democratic Party (Pd), he is likely to put together a coalition government with the parties of Silvio Berlusconi (age 76) and Mario Monti (age 70), under the close direction of Italy’s newly re-elected president Giorgio Napolitano (age 87).  His strengths include the close connections he has carefully built with the most powerful players, both internationally – the US government, the EU, international finance, the Trilateral Commission, etc. – and at home – Italian business and banks, the Vatican, the political and media élite (details are provided by Alessandro Giglioli and Luca Sappino on the website of Italy’s weekly l’Espresso http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/04/24/perche-hanno-scelto-il-giovane-enrico/). This includes family connections; Gianni Letta (age 78), uncle of Enrico, has been for decades the most skillful and sensible political advisor to Silvio Berlusconi, serving as Minister in his governments. His fundamental weakness is the impossible task he faces; Continua a leggere

Anticipazione 1. L’economia giusta, la politica buona

Il quotidiano Il Manifesto ha pubblicato l’Introduzione a
SBILANCIAMO L’ECONOMIA. UNA VIA D’USCITA DALLA CRISI
di Giulio Marcon e Mario Pianta
(Laterza, 2013, 12 euro)

INTRODUZIONE

L’Italia del 2013 non è in buone condizioni. L’economia è in recessione, la crisi è con noi da cinque anni e segna profondamente il paese. Le politiche europee e italiane – dei governi di Silvio Berlusconi e Mario Monti – hanno protetto la finanza e imposto l’austerità ai cittadini, hanno tagliato la spesa pubblica e riportato i redditi indietro di dieci anni; il peso del debito pubblico è aumentato ancora. L’industria italiana oggi produce il 25% in meno di prima della crisi, un italiano su sei vorrebbe un’occupazione ma è senza lavoro, quasi il 40% dei giovani non lavora, un lavoratore dipendente su quattro è precario. Le disuguaglianze tra gli italiani sono diventate fortissime, la povertà si estende. L’Italia sta scivolando nella “periferia” dell’Europa e non trova la strada per riprendersi.
La via d’uscita c’è. E’ in un cambio di rotta che si lasci alle spalle l’ideologia del liberismo e le illusioni del potere dei “tecnici”, che metta al primo posto la ripresa dell’economia e il lavoro, sulla strada di uno sviluppo diverso, giusto e sostenibile. Continua a leggere

Anticipazione 2. Una grande redistribuzione

Un governo ancora non c’è, ma un modesto programma di cambiamento ci sarebbe. Il sito Sbilanciamoci.info ha un’anticipazione sulle politiche fiscali dal secondo capitolo “Sette strade per uscire dalla crisi” del volume “Sbilanciamo l’economia. Una via d’uscita dalla crisi” di Giulio Marcon e Mario Pianta (Laterza, 2013, 190 pp., 12 euro).

Il governo non c’è, un programma ci sarebbe. A partire dal fisco
di Giulio Marcon e Mario Pianta